Disturbo dell’ Identità di Genere o Disforia di Genere

Disturbo dell’ Identità di Genere, detto anche Disforia di Genere

Una persona “disturbata” non è una persona “malata”. Un disturbo è un segnale sgradito, ma se tutto ciò che è sgradito fosse di per se patologico, gli psichiatri sarebbero miliardari e noi una popolazione infelice e senza prospettive.

Questa ci  sembra una premessa importante sul concetto di “diagnosi”.

Tant’ é  che nel DSM 5, ultima versione del Manuale di Statistica delle “Malattie” Mentali, ultima edizione, al pubblico da pochi mesi, ha tolto il Disturbo dell’  Identità di Genere tra le “Malattie” mentali.

E’ un miracolo! Di colpo milioni di persone nel mondo sono passate dallo stato di “malati” a quello di persone con “problema”.

Un miracolo del genere era già avvenuto per l’ omosessualità, malattia con tanto di criterio per emettere diagnosi nel DSM3, totalmente sdoganata con il DSM 4.

Coincidenza si tratta di “problemi” che ruotano intorno al sesso, e questo vorrà pure dire qualcosa sulla sessuofobia della cultura dominante. Inoltre finalmente, per la seconda volta, si ammette che ciò che per anni è stato considerato “malattia” era solo una presa di posizione di un gruppo di “esperti” che si riunisce e decide cosa è “sano” e cosa è “malato”, il tutto senza alcun riscontro obiettivo. E quindi senza che possano dichiarare che quello che fanno è “Scienza” e che loro siano, di conseguenza “scienziati”.

Le persone con disturbi  di Identità di Genere, hanno difficoltà ad identificarsi con il proprio sesso biologico, e vivono pertanto con una sensazione di malessere costante riguardo alla propria assegnazione sessuale identificandosi con il sesso opposto.

Per Identità di Genere si intende la percezione che ognuno ha di se come maschio femmina

L’ identificazione con un sesso è un processo che inizia dai primi anni di vita. Nella mente dei genitori e dei parenti ancora prima. La scelta del corredino da comprare o da regalare è condizionata dal sesso del nascituro: il colore,  rosa per le femminucce e celeste per i maschietti, lo stile dell’ arredamento della cameretta da letto, leziosa per le femmine e spartana per i maschi. Quando sarà nato i condizionamenti saranno operati in modo non verbale, ad esempio con la scelta del tipo di regalo da fare nelle occasioni festive, o direttamente con richieste verbali di comportamento specie-isomorfo:” questo tuo comportamento non è adatto ad una bambina…”.

La società, attraverso la famiglia, comincia quindi da subito a proporre/imporre una presa di posizione rispetto al sesso di appartenenza. Questa  scelta però non è libera ma condizionata dal sesso anatomico e dalle aspettative dei parenti.

Il bambino quindi passa dall’ individuare le figure di riferimento, quelle cioè con caratteristiche differenziali condivise che lo fanno sentire parte di un gruppo di riferimento, di un gruppo all’ interno del quale si usa il termine “noi” per riferirsi ai propri membri, e il termine “loro” per tutti gli altri. Il bambino si allena progressivamente a sentirsi e comportarsi come parte del gruppo, diverso e distinguibile dall’ “altro”, ma anche a sentirsi “unico”, pur appartenendo al gruppo, per le sue peculiarità fisiche e morali.

A forza di comportarsi, imitandoli, come gli altri membri appartenenti al gruppo, il bambino progressivamente interiorizza questi comportamenti che non hanno più bisogno cosi di essere imitati, diventando così parte integrante della formazione dell’ “io”.

Se questo processo di identificazione sessuale coincide con quello che si aspetta la società e che coincide con quello anatomico, non si creano problemi.

Il disagio o disforia di genere nasce quando la persona prova disagio ed estraneità verso i propri organi genitali e sul ruolo comportamentale che questi comportano. Questa disforia di genere può creare un disagio tale che da adulta la persona, specie se oltre che non identificarsi col proprio sesso, sente una forte identificazione con l’ altro, può chiedere al chirurgo di intervenire per produrre quei cambiamenti estetico-funzionali che lo rendano più adatto al genere identitario.

I segnali di disturbo dell’ identità di genere sessuale si hanno fin da quando il bambino è piccolo. preferire giochi violenti se femmina, o le bambole se maschio, isolarsi da compagni del proprio sesso per prediligere come compagni di gioco quelli dell’ altro.

A questo proposito va distinto un comportamento transitorio da uno disagevole. La ragazza che fa il “maschiaccio”, prediligendo giochi violenti e vestendosi da machio e curando poco la propria igiene, non ha problemi di disforia di genere, in quanto accetta di essere femmina e di appartenere al genere femminile.

I termini identità di genere e disforia di genere dovrebbero essere distinti dal termine orientamento sessuale, che si riferisce all’ attrazione erotica verso i maschi, le femmine od entrambi.

La persona affetta da disforia di genere sessuale può essere o non essere attratta sia da persone dello stesso sesso che anche da quelle di sesso opposto, e con queste sono possibili atti sessuali purchè il partner no tocchi i genitali.

Manifestazioni comportamentali tipiche dei bambini con disturbi di identità di genere

Nei maschi: interesse eccessivo per attività dell’ altro sesso; uso di asciugamani o indumenti per simulare gonne o capelli lunghi; “giocare alla casa” assumendo il ruolo della mamma o della nonna, disegnare bambole e principesse; guardare programmi televisivi con protagoniste principesse o eroine;urinare seduti; affermare che da grandi diverranno donne.

Nelle femmine: preferenza per abbigliamento maschile. capelli corti;rifiuto di frequentare posti dove devono vestirsi da femmine; nei giochi si fanno chiamare con nomi maschili; Eroi sono i guerrieri o personaggi potenti come Batman o Superman; preferenza compagnie maschili con le quali giocano giochi caratteristici dei maschi, con sfondo competitivo o violento; urinare in piedi; sostenere che da grandi diverrà un uomo;

Manifestazioni  comportamentali degli adulti con disforia di genere sessuale

L’ adulto con disturbo di identità di genere è assorbito dal suo desiderio di vivere come un membro dell’ altro sesso. Può arrivare anche alla manipolazione chirurgica, pur di cambiare genere. Si travestono da donna o da uomo in privato e in qualche caso tentano di farsi riconoscere in pubblico come soggeti dell’ altro sesso.

Possono  sesso co persoe ll’ altro sesso purchè queste non tocchino i loro organi sessuali.

Negli adolescenti possiamo avere comportamenti più simili al bambino o all’ adulto a seconda dei casi. Mentre nei bambini piccoli il disagio è manifestato con dichiarazioni di scontentezza circa il loro ruolo sessuale, e può essere segnalato qualche problema a scuola circa l’ accettazione da parte dei compagni delle loro preferenze ludiche, nei più grandi è l’ isolamento il sintomo più evidente. Isolamento di membri del proprio sesso, fino all’ isolamento da tutti i compagni col rifiuto di andare a scuola, quando sono presenti anche sfottò da parte dei compagni sul proprio modo di messere e di comportarsi.