Le terapie utili nei disturbi sessuali selezionate per efficacia ed efficienza

Le terapie utili nei disturbi sessuali selezionate per efficacia ed efficienza

Le terapie utili nei problemi sessuali selezionate per efficacia ed efficienza,  indicate nei  disturbi sessuali  detti anche disfunzioni sessuali sono state scelte tra le molteplici presenti nel variegato panorama delle terapie psicologiche, perchè forniscono risultati comprovati e documentati di risoluzione in poche sedute (efficienza), e in una percentuale alta dei casi trattati (efficacia).

La massima che è alla base del trattamento, è che Non c’è vento favorevole per chi non sa in che porto vuole andare.( L.A. Seneca)

Ecco quindi che le cose importanti diventano[1]:

  1. una chiara definizione del  problema in termini concreti
  2. quali persone sono coinvolte cosa stanno facendo per risolvere il problema
  3. una chiara definizione del cambiamento concreto da effettuare
  4. formulazione e messa in atto di un piano per provocare tale cambiamento

Una terapia efficace per i disturbi sessuali non può proseguire se non attraverso progressivi cambiamenti di rotta che permettono di portare la nave in porto superando e schivando le insidie del mare.

Sono terapie basate sul qui e ora, che non scavano nel passato per cercare ipotetici traumi che spiegano il “perché” del problema, ma che, non indagando sul “come” funziona il problema stesso, non hanno strumenti pratici per cambiare rapidamente la situazione.

La Terapia Breve Strategica

  Jay Haley

Gregory Bateson

Giorgio Nardone

L’ approccio che usiamo per il trattamento delle disfunzioni sessuali nel Centro, come primo riferimento, è la Terapia Breve Strategica (T.B.S.), quella messa a punto da M. Hericson, J .Haley, e successivamente sistematizzata e protocollata da P. Watzlawich e G. Nardone.

Il primo merito dei ricercatori del M.R.I. ( Mental Research Institute) fu quello di aver compreso che le persone affette da problemi psicologici, e quindi anche quelle con problemi sessuali, mettono in atto gli stessi comportamenti per risolvere la defaillace nella quale si trova, anche se non stanno funzionando.

Possono essere comportamenti manifesti, o anche comportamenti non osservabili dall’ esterno, come il pensare.

La constatazione che, nonostante il tentativo di soluzione non stia funzionando, le persone continuano a mettere in atto la stessa modalità di comportamento, o variazioni sul tema che di fatt non modificano la categoria di appartenenza della soluzione tentata, è la seconda osservazione illuminante.

A questo punto l’ intervento diviene concettualmente semplice in apparenza: basta far cambiare la categoria comportamentale adottata con una più efficace e il problema è risolto.

Ed allora è quasi provocatorio dire che la T.B.S. semplicemente si limita a cambiare la soluzione che non ha funzionato, mettendone al suo posto una che per lo meno ha una certezza: sicuramente NON è quella che NON funziona.

Come per l’ uovo di Colombo, è semplice ogni quesito dopo che si è conosciuta la soluzione.

In effetti non è cosi semplice indurre il paziente a fare cose diverse da quelle che sta facendo per risolvere il suo problema.

Ognuno di noi costruisce modi di spiegazione di quello che accade fuori e dentro la propria pelle che è del tutto personale. Tutto quello che afferisce ai 5 organi di senso è tutto quello che c’è la nel mondo. Le deduzioni e spiegazioni fatte in funzione di questi dati costituiscono quello che noi chiamiamo la “visione di se, degli altri e del mondo”. E’ difficile pensare che possa esistere altro al di fuori di quello che è stato osservato di persona. Si diviene come S. Tommaso che credeva solo a ciò che poteva constatare di persona.

Può sembrare strano, ma in effetti si comportano come quella persona che cerca le chiavi, che ha smarrito, sotto un lampione, di notte. All’ amico che gli chiede se le ha smarrite li, in quel posto, il nostro uomo candidamente risponde: “No, le ho perse distante da qui, ma qui ci vedo e quindi posso ritrovarle”.

Far cambiare idea al nostro personaggio non è facile, e per far questo il sessuologo ha studiato, si è specializzato ed ha acquisito una serie di tecniche pratiche che gli consentano di far fare le cose che ” possono sembrano illogiche, banali, stupide, busse, strane…”[2] , ma che, una volta fatte, aprono uno spiraglio nella nebbia nella quale è avvolto il paziente e gli fanno toccare con mano che la soluzione è non solo alla sua portata, ma che di fatto l’ ha sperimentata. Questa “esperienza emozionale correttiva”[3], si lega così alle altre esperienze di fallimento e le modifica dando la sensazione concreta di poter maneggiare la propria esistenza. Problema e soluzione efficace convivono nel qui e ora. Scopo della terapia è mettere il paziente in grado di sperimentarle, farle proprie e, compreso il meccanismo attraverso il quale si era impantanato, vaccinarsi da possibili ricadute.

Con questo approccio, si evidenzia la costruzione del problema specificatamente dal paziente che ci chiede aiuto. una volta acquisita la sua prospettiva, possiamo vedere il problema cosi come lo vede lui; o almeno avvicinarci di molto.

Questo è uno dei motivi per i quali la terapia risulta essere efficiente: Il presupposto che il paziente funziona perfettamente nei contesti nei quali vive; non deve “reimparare” a vivere, adottando gli insegnamenti del terapeuta. Ha solo un blocco in un settore della sua esistenza. Si interviene solo in quel settore, e sarà il sessuologo a fare lo sforso di capire ed adattarsi al “mondo” del cliente e non viceversa come avviene nelle terapie classiche.

Il rispetto della “visione del mondo” del paziente, farà si che il sessuologo scelga dei cambiamenti che siano nelle sue “corde” , e che siano pertanto i meno rivoluzionari, e quindi destabilizzanti almeno in teoria. Questo ci fa sperare nella collaborazione reale del nostro paziente.

Se il cambiamento dovuto al diverso comportamento suggerito produce gli effetti sperati o comunque cambiamenti che vanno nella direzione della soluzione, allora la nostra “diagnosi ” sulla soluzione che non ha funzionato era esatta, altrimenti c’è qualcosa del caso che non abbiamo compreso e riprendiamo la comprensione della visione del problema da parte del paziente e la soluzione adottata da lui e dalle persone coinvolte. Formuliamo un nuovo cambiamento e verifichiamo gli effetti.

A questo punto la situazione si presenta in modo diverso: diversa la prospettiva del paziente e quindi la definizione del problema attuale, ovviamente diversa la soluzione, e diverso i gup, la distanza dal raggiungimento del traguardo fissato. Sulla base di questa nuova analisi si procede per indurre i cambiamenti necessari o al consolidamento dei risultati raggiunti.

Una domanda nasce spontanea: “se funziona, perché gli altri Psicoterapeuti/Sessuologi continuano ad adottare metodi complessi e farraginosi, che producono effetti, quando li producono in tempi molto lunghi rispetto allo sblocco tra una seduta e l’ altra che si ha con la T.B.S.?”.

Qui non penso si possa parlare di “Scuole di Pensiero”, figura retorica che permette ai sedicenti “esperti” di emulare Salomone, non assumendosi responsabilità.

O la T.B.S. funziona, nei modi e nei tempi detti, ed è possibile produrre fatti a dimostrazione di ciò, oppure la T.B.S. È una truffa, e le teorie che la supportano solo fantasie dei suoi sostenitori.

Ma se funziona in poche sedute, allora quelli che fantasticano sono tutti quelli che continuano ad usare metodologie vecchie dalla dubbia efficacia e soprattutto dalla certa scarsa efficienza.

La Terapia breve strategica rappresenta quindi l’ approccio scelto come  Terapia utile nei disturbi sessuali: la seconda delle terapie utili nei disturbi sessuali che garantiscono efficacia ed efficienza è l’ E.M.D.R..

 

 

E.M.D.R

 EMDR

E.M.D.R è l’ acronimo di Desinsibilzzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari ( in inglese EyeMovement Desensitization Restructuring)

L’ E.M.D.R. non è nato come terapia per le disfunzioni sessuali.

Messa a punto dalla Dott.ssa Shapiro per il trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress (PDTS), è stato usato in occasione delle gravi catastrofi nel mondo e anche in Italia.

In Italia gruppi di volontari sono intervenuti in occasioni di catastrofi aiutando la popolazione con risultati positivi; incidente al grattacielo Pirelli (202), terremoto del Molise (203),incidente automobilistico a Stroppiana (2008), alluvione di Capoterra (2008),incidente stradale grave a Viggiù (2008), terremoto a L’ Aquila (2008), incidente di Settimo Torinese (2010), o su richiesta dei genitori delle compagne di palestra di Yara Gambiraso , a Brembate di Sopra, preoccupate delle conseguenze della tragica scomparsa di Yara su di loro e suoi loro figli.

Nata per i Disturbo Posttraumatico, in sessuologia troverebbe alcune  specifiche indicazioni.

Nel Vaginismo, quando dovuto a traumi non perfettamente elaborati, e spesso anche ignoti alla donna che ne soffre.

In alcuni casi di mancanza del desiderio, detto anche Disturbo del Desideri Ipoattivo, quando il trauma può essere dovuto ad un abuso subito  e del quale il sogetto potrebbe non essere più consapevole, o a traumi da squalificazione del ruolo sessuale imputabile a dinamiche di coppia.

 Negli ultimi anni la ricerca ha prodotto più ricerche sull’ E.M.D.R. che per qualsiasi altro metodo di trattamento del Disturbo post Traumatico, dimostrandone l’ alta efficacia anche in traumi di minore entità. In uno studio del 1995 nell’ American Psychological Association, presso il Dipartimento di Psicologia Clinica è stato dimostrato che il metodo ha l’ indice di efficacia più alto in questo tipo di problemi.

Per chi volesse approfondire, rimandiamo al Sito ufficiale dell’ E.M.D.R. Italia nel quale viene chiarito che “L’E.M.D.R. è un approccio complesso ma ben strutturato che può essere integrato nei programmi terapeutici aumentandone l’efficacia. Considera tutti gli aspetti di una esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Questa metodologia utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.   L’E.M.D.R. vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico.  Quando avviene un evento ”traumatico” viene disturbato l’equilibrio eccitatorio/inibitorio  necessario per l’elaborazione dell’informazione.  Si può affermare che questo provochi il ”congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione ”congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici.

I movimenti oculari saccadici e ritmici usati con l’immagine traumatica, con le convinzioni negative ad essa legate e con il disagio emotivo facilitano la rielaborazione dell’informazione fino alla risoluzione dei condizionamenti emotivi. Nella risoluzione adattiva l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.

 

Le ricerche condotte su vittime di violenze sessuali, di incidenti, di catastrofi naturali, ecc. indicano che il metodo permette una desensibilizzazione rapida nei confronti dei ricordi traumatici e una ristrutturazione cognitiva che porta a una riduzione significativa dei sintomi del paziente (stress emotivo, pensieri invadenti, ansia, flashbacks, incubi). Infatti, questa nuova forma di psicoterapia è stata rivolta inizialmente al trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress, ma attualmente è un metodo ampiamente utilizzato per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici.

L’EMDR è usato fondamentalmente per accedere, neutralizzare e portare a una risoluzione adattiva i ricordi di esperienze traumatiche che stanno alla base di disturbi psicologici attuali del paziente. Queste esperienze traumatiche possono consistere in:

  • Piccoli/grandi traumi subiti nell’età dello sviluppo
  • Eventi stressanti nell’ambito delle esperienze comuni (lutto, malattia cronica, perdite finanziarie, conflitti coniugali, cambiamenti)
  • Eventi stressanti al di fuori dell’esperienza umana consueta quali disastri naturali (terremoti, inondazioni) o disastri provocati dall’uomo (incidenti gravi, torture, violenza)

Per chi vuole approfondire allego un lavoro pubblicato dal collega Giannotto nel 201 sulla “Rivista di psicoterapia Cognitivo e Comportamentale”:   Lavoro su EMDR Dott. Giannotto  Pdf.

 La Terapia breve strategica rappresenta quindi l’ approccio scelto come  Terapia utile nei disturbi sessuali,  l’ E.M.D.R. costituisce una tecnica che trova indicazioni precise in sessuologia e che può integrare in ogni caso la T.B.S. in casi particolari; il terzo modello utilizzato è l’ ipnosi

 

Ipnositerapia

  ipnosi2 ipnosi

Partiamo dalla definizione di ipnosi che troviamo su Wikipedia.

 

“L’ipnosi è un fenomeno psicosomatico che coinvolge sia la dimensione fisica, sia la dimensione psicologica del soggetto. È una condizione particolare di funzionamento dell’individuo che gli consente di influire sulle proprie condizioni sia fisiche, sia psichiche e sia di comportamento.

In particolare “oggi sappiamo che l’ipnosi non è altro che la manifestazione plasticadell’immaginazione creativa adeguatamente orientata in una precisa rappresentazione mentale, sia autonomamente (autoipnosi), sia con l’aiuto di un operatore con il quale si è in relazione”.

È inoltre opportuno differenziare i termini: ipnosi e ipnotismo, intendendo con “ipnosi” lo stato particolare, psicofisiologico (trance) del soggetto e con “ipnotismo” la metodica e le tecniche impiegate dall’ipnotizzatore per realizzare l’ipnosi.

Attraverso l’ipnosi o l’autoipnosi è possibile accedere alla dimensione inconscia ed emotiva del soggetto. In termini scientifici di solito si tende a restringere il campo di definizione dell’ipnosi alla gestione consapevole di tale processo.

Attualmente l’ipnosi è impiegata scientificamente nella ricerca clinica e in ambito terapeutico (ipnositerapia da non confondere con ipnoterapia che riguarda la terapia del sonno)”

Il termine ipnosi deriva da hypnos che in greco vuol dire sonno. Pur apparendo dalla definizione una condizione particolare del corpo e della mente, in sostanza è una condizione che ognuno di noi sperimenta quotidianamente. Avere sonno è diverso da dormire e la condizione psicofisica che proviamo nei momenti che precedono il sonno sono assimilabili alla condizione di trance ipnotica o ipnosi. Questo ci fa capire una prima cosa: nella seduta di ipnosi il paziente non dorme, ma è consapevole di quello che gli succede, pur essendo distratto da tutto ciò che gli succede intorno per concentrarsi su ciò che il terapeuta gli suggerisce. Per questo Braid, nel 1847 sostituì il termine ipnosi con monoideismo.

Il termine “ipnosi” (dal greco “hypnos”, sonno) fu introdotto da James Braid nella prima metà del 1800 per le analogie che a quel tempo sembravano esserci fra le manifestazioni del sonno fisiologico e quelle che si avevano in quella condizione particolare che si pensava creata dai magnetizzatori.

Oggi sappiamo che il sonno non ha nulla a che fare con l’ipnosi. Il termine “ipnosi” non è certo quello più adeguato per sintetizzare e descrivere quanto avviene in quella condizione particolare di funzionamento dell’organismo umano detta ipnosi. In detta condizione sono coinvolti aspetti neuro-psico-fisiologici particolari, una relazione interpersonale, e l’impiego di potenzialità specifiche del soggetto (lo stesso Braid nel 1847 sostituì il termine ipnosi con monoideismo).

Essendo mente e corpo un’ unica entità, questa condizione mentale produrrà, o avverrà contemporaneamente a tutta una serie di variazioni dei parametri fisici che è possibile quantificare con adatti strumenti.

A noi interessa soltanto la variazione delle condizioni di attenzione, lasciando le variazioni della fisiologia a colleghi che fanno esperimenti di laboratorio.

Quindi sperimentiamo la trance o ipnosi ogni sera prima di addormentarci, ma ciò non è esatto; in effetti sperimentiamo molte situazioni di trance leggera anche durante il giorno. In questo momento, ad esempio, mentre leggi queste righe, hai lasciato sullo sfondo i rumori che vengono dalla strada o la sensazione dei tuoi piedi che poggiano per terra. E’ bastato nominarli perché la tua attenzione passasse dall’ argomento trattato, ai rumori di fondo e ai tuoi piedi.

Detta così potremmo per estensione affermare che siamo perennemente in trance e che questa è la nostra condizione naturale,  che abbandoniamo la condizione di ipnosi solo di fronte a grandi allarmi che ci vengono dall’ esterno.

Quello che cambia è solo la profondità della trance ipnotica.

L’ Ipnosi Medica è molto diversa dalle scene che abbiamo visto al cinema, o in televisione durante le esibizioni di ipnologi da palcoscenico, dove il soggetto cade in una sorta di catarsi, di immobilità innaturale persino durante lo stato di addormentamento. Il paziente è apparentemente sveglio, in grado di comprendere quello che il sessuologo gli dice, è solo molto concentrato su questo e non si lascia distrarre da rumori o stimoli ambientali che non provengono dal terapeuta.

In questa condizionala sua mente razionale, quella che è preposta all’ azione, è relegata dietro alla mente inconsapevole, quella che predilige la contemplazione. E quest’ ultima può così entrare in contatto con le cose suggerite dal sessuologo, cosa che in condizioni di trance leggerissima, praticamente inconsistente come quella che sperimentiamo da svegli, non sarebbe stato possibile perché la mente razionale avrebbe sottoposto a critica tutti i contenuti del messaggio veicolato dal sessuologo.

Perché è così importante parlare alla mente non razionale?

Perché è la sede dei nostri problemi. In effetti è, come diceva Erickson, anche la sede delle nostre risorse, ma specificatamente, rispetto al problema automaticamente mette in atto complessi di emozioni e comportamenti che costituiscono esattamente il motivo del problema. Ha imparato che quella situazione è pericolosa e lui ci difende. Ma la difesa conferma la pericolosità della situazione, la sostanzia.

 



[1] P. Watzlawick, Ch’ange, Astrolabio, Roma, 1974, pag. 118

[2] G. Nardone, Le prigioni del cibo, 1999, Ponte alle grazie, Milano, pag 142.

[3] Il concetto fu introdotto da Franz Alexander nel trattato “La esperienza emozionale correttiva “ del 1946, anche se usato con finalità opposte: far rivivere drammi ed esperienze non superate del passato “In tutte le forme di psicoterapia eziologia, il principio terapeutico di base è lo stesso: riesporre il paziente, sotto circostanze più favorevoli, a situazioni emotive che lui non potè affrontare nel passato. Il paziente, per essere aiutato, deve passare attraverso una esperienza emozionale correttiva adatta per riparare l’influenza traumatica di esperienze precedenti. E’ di importanza secondaria se questa esperienza correttiva ha luogo durante il trattamento nella relazione transferale, o parallelamente alla terapia nella vita quotidiana del paziente.”